Libertà di espressione

Siamo nel 2010, e credo che siamo tutti d’accordo su questo. C’è internet, ed anche su questo credo che possiamo essere d’accordo. Poi c’è la banda larga (beh, in Italia forse non tutti sono d’accordo), i giornali online, i siti internet di informazione alternativa e non. Poi ci sono i giornali stranieri, di carta… e non!

Poi ci sono 600 e passa pirla che nel 2010 pensano ancora che informare significhi leggere i giornali cartacei. E sono tutti seduti in parlamento. Quello italiano, oltretutto! Alcuni di loro dicono “voglio scoprire chi mi ha pagato la casa!”, altri invece parlano di toghe rosse, magistratura politicizzata e intercettazioni a strascico. Molti sono lì perché nominati (facciamo tutti?), molti per aver fatto qualche favore, altri per averne da fare. E votano. E decidono, con le leggi che votano, come lo stato Italiano interpreta fatti e azioni.

C’è una cosa che mi chiedo: ma questi 600 pirla sono tutti degli uomini senza palle? Oddio, alcuni di loro ogni tanto votano contro. Ma tante volte sembra che lo facciano più perché sono seduti “all’opposizione”1 che non perché sentono che il loro “No” rappresenta un ideale, un modo di vedere le cose diverso da chi invece preme “Si”. E te ne rendi conto quando chiedi “perché No?”. O, molto peggio, quando chiedi “fammi una proposta alternativa” e ti ritrovi davanti il buio cosmico.2

E poi si vota una legge che vieta ai giornali di pubblicare le intercettazioni. Una legge che multa chi pubblica intercettazioni. Una legge che blocca i magistrati dal fare intercettazioni. Una legge che toglie ai magistrati un caso se parlano del caso. E così, non si potrà sapere più niente. O forse no?

Pare che più del 70% della popolazione italiana si informi tramite la TV. Avete mai sentito intercettazioni in TV? Tolte le due ore settimanali di Santoro (e tra poco ci toglieranno pure quelle!), nessun altro parla di intercettazioni in TV. Il restante 30% si informa tramite internet. Cambierà qualcosa per loro? Pressoché nulla! Chi ha in mano le intercettazioni, nel 2010, un modo per farle arrivare a chi è interessato, ce l’ha! E per quel 30%, leggere Repubblica.it o qualcosa.com, fa poca differenza! E così, si continuerà a parlare della D’Addario di turno di Berlusconi, della casa di Scajola o della clinica Santa Rita non molto diversamente da come si fa adesso. E mi chiedo se quelli analfabeti seduti in parlamento se ne rendono conto.

La verità, che da questa triste storia della legge bavaglio (belli gli articoli oggi su Independent e Guardian sulla “gagging law”), il lato più negativo è lo scarso livello di istruzione media degli italiani. Perché, non c’è niente da fare, la cultura è potere ed è per questo che una delle prime cose da distruggere negli anni scorsi è stata la scuola, in modo tale da creare altri ignoranti. Ignoranza significa non leggere un giornale. Ignoranza significa accendere il TG1 delle 20, e pensare che Scodinzolini dica anche cose che hanno senso. Ignoranza significa incapacità di distinguere una cazzata da una cosa vera… incapacità di distinguere una cosa sensata (magari anche condivisibile) da una senza senso. Perché una legge che vieta, nel 2010, di pubblicare qualcosa, è una cazzata colossale. Ma sarebbe comunque una buona motivazione, in paesi civili, per andare a prendere qualcuno di questi ditini con il “Si” facile per tagliarlo via con un paio di cesoie. Ma questo momento arriverà… è solo questione di tempo!

  1. Che poi, cosa sia, non si è mai capito! Almeno in Italia!
  2. O ti trovi davanti un “dobbiamo incominciare di nuovo a pensare al Lavoro”, una frase che Bersani dice ogni volta ma che ancora non si è capito che significa!

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