E proprio davanti gli occhi di qualcosa; sotto lo sguardo di una qualche cosa. Una cosa che, diversamente dalla piccola Donna dagli occhi scuri, non batte mai le palpebre. Che cosa vede una camera? si chiese. Voglio dire, che cosa vede per davvero? E fin dove? Anche dentro la testa? Anche già dentro il cuore? Può una passiva telecamera a luci infrarossi, come quelle in uso un tempo, o un’olocamera tridimensionale, del tipo che si usa oggi, l’ultimo tipo, vedere fin dentro di noi, in modo chiaro? O in modo confuso, oscuro? Io spero possa, pensò, vedere con chiarezza, perché io non riesco a vedermi dentro oramai. Io vedo solo tenebre. Tenebre tutt’intorno; tenebre dentro. Spero, per il bene di ciascuno, che le olocamere facciano meglio. Perché, pensò, se all’olocamera è dato solo un oscuro vedere, nel modo in cui a me è dato, allora nostra è la maledizione, e ancora siamo maledetti, come lo siamo sempre stati, e così saremo tutti spinti verso la morte, conoscendo poco o nulla, e quel poco, e quel nulla, conoscendolo male. “
Dopo tante immagini simpatiche e qualche dedica, uso per la prima volta questo spazietto che mi sono ritagliato sulla prima pagina per scrivere e riflettere su qualcosa di serio. Non è la classica riflessione del “chi siamo?”, e più la riflessione del “quanto ci conosciamo?”. E’ la riflessione del cosa è giusto o sbagliato, ma non in una dimensione assoluta, ma in una più personale, ristretta. Cioè, ci conosciamo abbastanza bene per decidere il bene di noi stessi? Siamo in grado di capire i nostri sentimenti, le nostre sensazioni, mentali e psichiche, e scegliere così quello che è giusto per noi?
Alla fine è una di quelle riflessioni che ha tormentato l’uomo da sempre, ma chi non ci ha mai pensato? Sono queste le seghe mentali che governano i miei penseri quando cerco di mettere a freno i miei sentimenti, le mie passioni e il mio istinto con la ragione e definisco cosa è giusto e cosa è sbagliato in base a criteri del tutto razionali, ma nient’affatto per questo più sicuri. Perché una cosa ho imparato in questi pochi anni della mia vita: l’incoscienza delle passioni può produrre risultati notevoli se confrontati alla limitatezza della mente!
Allora il nostro bene dov’è? E cosa è giusto seguire? Perché prima o poi bisogna fare La scelta definitiva che ci porta a cavalcare le nostre sensazioni per sempre o a domarle irrimediabilmente ogni volta con il peso della ragione. E nel mentre il tempo passa (altro tema classico, ma intramontabile) e noi rimaniamo a guardarlo perché non siamo capaci di dare una direzione alla nostra vita.
Forse é meglio che smetta qui questa riflessione: é una spirale contorta che non porta da nessuna parte! Una di quelle riflessioni senza fine, che si fa per pura speculazione (sarà vero?) e che ci serve solo per sentirci un po’ più vivi. Ma non sono i sentimenti che ci rendono vivi?
Esco fuori da questa riflessione e ne incomincio una brevissima: come mai frasi apparentemente “banali” come quella di Dick riportata sopra sono capaci di accendere la nostra mente e farci pensare? Non è anche strano che frasi che ad una prima lettura ci erano sembrate prive di significato ne assumano uno sfaccettato e multicolore quando abbiamo il giusto “stato d’animo”?