Che strana questa domenica. Per tanto tempo le mie domeniche sono state scandite dall’alzarsi presto, preparare il borsone, affrontare interminabili viaggi a caccia di località sconosciute. Arrivato lì, posavo il borsone, entravo in campo, mi preparavo, incontravo le best… ehm, i calciatori. Poi arrivava il bello (e nel mentre mi ero già fatto 2 coglioni assurdi!!!): arbitrare! Si, quello era divertente. Entravo in campo sempre con l’idea di essere il migliore arbitro che potevo essere. Ma i calciatori, i dirigenti ed i genitori ignoranti e stressati a bordo campo riuscivano sempre a farmi cambiare idea molto in fretta.
Onestamente non ho mai capito se sono stato sfigato io oppure semplicemente la gente che frequenta il calcio è tutta così, ma dopo un po’ le partite diventavano vere e proprie lotte di nervi, tensione assoluta che si trasformava in decisioni non lucide, in comportamenti poco ortodossi delle persone in campo, me compreso. Da circa un anno ogni ritorno a casa dopo una gara mi metteva addosso una tensione ed una tristezza incredibile: l’incapacità di tenere testa a una trentina di persone (persone?) mi metteva puntalmente di malumore. Ed onestamente, non me lo meritavo! Perché in fin dei conti facevo l’arbitro per passione. Ma la passione a volte va premiata e quando il premio non arriva, la passione sparisce.
Quando ho iniziato tutto era diverso: con l’idea (assolutamente folle) di voler arrivare in Serie A, mi sentivo disposto ad affrontare qualsiasi tipo sfida. Poi l’idea di arrivare in Serie A si scontra con la realtà : capisci che non puoi più farcela. Ed allora ridimensioni le tue aspettative… ogni ridimensionamento è un colpo alla tua voglia… e quando il ridimensionamento significa dire a te stesso con assoluta sincerità che non puoi più andare oltre, la voglia muore ed i risultati calano. Con questo spirito ho deciso di lasciare l’arbitraggio, che come ogni cosa di questo mondo ha i suoi lati negativi, ma che mi ha regalato tanto in questi ultimi 6 anni. Del resto, lo spirito di “arbitri sempre” che mi è stato trasmesso è qualcosa che mi porterò dietro come l’insegnamento di vita più grande che mi è stato fatto da questo mondo.