Sport Thoughts

San Valentino

Ogni San Valentino è un tuffo al cuore. Ogni San Valentino mi ricordo seduto alla scrivania della Fascetti. Mi ricordo mentre preparavo un esame con la TV accesa ed una edizione straordinaria del TG annunciava la morte di Marco Pantani. Ricordo le lacrime nel mio letto, la fine della speranza di vedere di nuovo il più grande ciclista di tutti i tempi ritornare ad emozionarci facendo semplicemente quello che sapeva fare meglio: andare in bici. E ricordo che pensai che San Valentino non avrebbe mai più potuto essere per me un giorno “d’amore”. Si era di fatto trasformato in un giorno di odio e tristezza: l’odio per chi aveva fatto di tutto per distruggere un uomo fragile solo per invidia; la tristezza di sapere che l’animo umano è fragile ed instabile e che basta così poco per frantumarlo. Come il cristallo.
Sono passati cinque anni da quel San Valentino. Ed ogni anno scorro gli articoli sui giornali online, che in un modo od un altro mi ricordano che l’animo umano è un po’ avvoltoio, visto che adesso tutti parlano del Pantani morto, ma nessuno ha fatto niente per aiutarlo quando era vivo. Quest’anno, tra i tanti, mi ha colpito l’intervista alla madre, che ancora cerca la verità, anche se in cuor suo sa che non la potrà più trovare. Perché in fin dei conti tutti noi crediamo che la verità su quest’uomo ancora non ce l’abbia raccontata nessuno.

P.S. Se scorrete il mio blog, troverete qualcos’altro su Pantani, che è stato il motivo per cui sono salito in sella, come quello per cui sono sceso.

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