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Puttane? No, Escort!

E’ da un bel po’ che non parlo di politica sul mio blog. Generalmente, è un argomento che tratto più volentieri su Facebook, condividendo articoli che mi sembrano interessanti, più che scrivendo sul mio blog. Ma mi va di fare il punto della situazione, giusto per capire esattamente che il problema non è nè la prostata di Berlusconi nè chi riscalda il suo letto la notte. Vado avanti per punti e vediamo se dico cose sensate.

Moralità. Quale deve essere il limite che un politico non deve superare mai per non far incazzare i suoi elettori? Ovviamente, la risposta è “dipende”. Dipende da tante cose. Dipende dai politici, ma soprattutto dipende dal livello culturale degli elettori, che sanno di aver dato un ruolo privilegiato ad una persona, ma che dovrebbero anche sapere di poterla prendere a calci nel sedere appena di questo ruolo privilegiato si abusa o appena il mandato viene disatteso. L’elettore elegge, ma diselegge anche! Ecco quindi che la classe politica di un paese è specchio del suo popolo. In Inghilterra1 basta aggiungere sulle note spesa del parlamento 70£ di film porno per essere silurati. Sia chiaro, non è illegale, è semplicemente immorale. In Italia questo confine dov’è? Si potrebbe iniziare con calma, iniziando a silurare chi qualcosa di illegale l’ha fatta davvero (e nel parlamente italiano non è nemmeno troppo difficile!), ripulendo pian piano. E’ chiaro che in un paese di “ancora ti meravigli?” o di “e che possiamo fare?” non ci si può indignare per qualche nota spesa gonfiata (dovremmo mandare a casa TUTTI!), ma certamente ci si può indignare per qualcosa di penalmente rilevante. Dovremmo almeno…
A tal proposito vi invito anche a leggere il bellissimo editoriale “L’amnesia della morale” di Edmondo Berselli, nonché l’editoriale “He saw himself as a modern Caesar. Now his decline is epic” di Ezio Mauro sul Guardian.

Informazione, parte 1: casa nostra. Ma è chiaro anche che indignazione dei cittadini e l’informazione vanno di pari passo. Soprattutto in un paese dove la magistratura viene sempre più fortemente controllata dal governo (tramite leggi apposite che ne bloccano l’azione). Purtroppo però l’Italia è un paese di ignoranti, un paese che per l’80% si informa solo tramite la TV, uno strumento ormai completamente controllato, dal pubblico al privato, da una sola persona. Il calcolo è semplice: TV controllata, popolo controllato. Ma del resto, mentre noi comunisti ce ne accorgiamo adesso, qualcun’altro aveva ben fatto i suoi conti molto tempo fa. Ecco quindi che ci troviamo un’altro servo a direttore del TG1 che candidamente ci racconta un mare di balle nell’edizione delle 20.30 del 22 Giugno 2009 (purtroppo il video non e’ piu’ su YouYube).

Peccato che lui stesso dicesse, quando ancora non adeguatamente ricompensato, tutto il contrario:

Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico.

Repubblica, 29 ottobre 1994

Ecco poi che la denuncia di La Repubblica, e le voci concordi della politica a seguire2 diventano per Bondi un “pericolo per la democrazia“. Naturalmente la risposta di Repubblica non si è fatta aspettare e non è stata nemmeno tenera. Giustamente.

Informazione, parte 2: gli alieni. Devo dire che non capisco come mai cose che in Italia vengono definite gossip o fatti privati siano così interessanti all’estero. Mi sfugge come mai i giornali stranieri ne parlino così tanto e come mai ogni giorno dedichino a questa cosa così tanto spazio. Quindi le ipotesi sono due: o in Italia non abbiamo capito ancora cos’è l’informazione; oppure all’estero sono dei gossipari impiccioni. Io voto per la prima. Voi?

Escort, favori e ricatti. Ma tutta questa storia da dove arriva? Un imprenditore pugliese, una escort ben conosciuta ed una promessa non mantenuta. Il cerchio si chiude facilmente: la promessa tra le lenzuola di aiutare la donna nelle sue attività, per sistemarle alcune licenze che non ne volevano proprio sapere di andare al posto giusto, poi disattesa dai fatti. E quindi la vendetta. Un giochino al ricatto che di cui già si era parlato nel caso Sanjust. Non aggiungo altro, basta leggere l’articolo e guardare l’ultimo intervento di travaglio per capire che stiamo proprio inguaiati.

Ultime considerazioni sparse. Parto dalla prima, quella che ritengo più importante di tutte. Tutte le idee, le opinioni ed i punti di vista sono accettabili. Non c’è un punto di vista sbagliato, uno migliore, uno superiore. Si può votare e dare la fiducia a chi si vuole. Ma non sarebbe meglio scegliere il proprio punto di vista sulla base delle verità, conoscendo le cose, piuttosto che sulla base di informazioni distorte e filtrate?
Mi chiedo poi come mai in Italia la gente è sempre legata alla poltrana, mentre altrove la gente prima si dimette, dimostra la sua innocenza e poi si ripropone al popolo. Mi chiedono come sia possibile che quello che altrove è immorale sia sufficiente a silurare politici, mentre a noi non si riesce nemmeno con le condanne penali.
Mi chiedono come mai quando il gossip è di Berlusconi, non è notizia, mentre quando è di Di Pietro, arriva in prima pagina. Mi chiedo come mai quando il condannato è Mills (corrotto da Berlusconi), la notizia viene data in sordina, mentre quado il condannato è Travaglio per diffamazione, è da apertura di telegiornale.
Mi chiedo poi come mai Corriere.it lancia la notizia dell’indagine barese, per poi “nasconderla” a metà pagina, salvo poi riportarla in cima quando l’interessato rilancia la difesa.

  1. So già che qualcuno si lamenterà perché ho fatto questa citazione.
  2. Mai che la politica arrivi prima…

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