Mi sono spesso chiesto qual è il vero valore del denaro, qual è il significato reale che il denaro ha all’interno della nostra vita. Non sono mai riuscito a dare una risposta univoca, perché le mie considerazioni sono (state) spesso affette dalle emozioni del momento. E di conseguenza, non rispondevano esattamente al mio interrogativo.
Ho creduto spesso che il denaro fosse un mezzo per la felicità . Cioè, non per la felicità in senso assoluto, ma per un certo tipo di felicità molto vaga ed euforica, una sorta di effimera ubriacatura del denaro. Ed in un certo senso è realmente così quando compriamo oggetti che servono per soddisfare i nostri impulsi (anche noti come capricci). Ne riceviamo felicità , che svanisce con l’esaurirsi del capriccio stesso, declassando quindi quello che abbiamo comprato da bello a oggetto semplice (come avrebbe dovuto essere considerato sin dal principio). E guardandomi attorno, mi rendo conto che la maggior parte degli oggetti vengono comprati per questo motivo. Quanti di noi hanno realmente bisogno di una TV nuova? Perché cambiamo la nostra auto oggi cinque anni? Abbiamo davvero bisogno di comprare così tante scarpe? O così tante borse? O vestiti? Ovviamente gli esempi potrebbero essere molti. Ma in realtà , esclusi gli oggetti comprati per reale utilità (solitamente quelli che ci godiamo di meno nell’atto del pagamento), la maggior parte degli oggetti sono solo impulsi momentanei, che servono a soddisfare i nostri capricci, ma che non aggiungono reale valore alla nostra vita.
Si, il denaro dona “felicità ” (rigorosamente tra virgolette). Può regalare emozioni come effetto collaterale. Immaginate quante e quali emozioni provate durante il viaggio che avete programmato con tanto anticipo: avreste potuto senza il vile denaro? Ma questo è solo un esempio di come il denaro ci condiziona. Ed il condizionamento accresce il valore di quello che dovrebbe essere puramente oggetto di scambio.
Ecco quindi che il denaro assume un valore sociale, più che puramente economico, e questo non fa altro che distorcere la percezioni che noi ne abbiamo, dando quindi più valore ai nostri capricci, da mostrare agli altri come status symbol del nostro potere d’acquisto. Un valore sociale ovviamente distorto rispetto ai reali valori che dovrebbero guidare il giudizio delle persone. Ma che crea anche una distorsione nei confronti del valore che noi stessi attribuiamo agli oggetti, che diventano appetibili in quanto appetiti.
Ovviamente tutto per trovare risposta ad una domanda stupida. Ho già una macchina fotografica: ne compro un’altra? 🙂