Visti da lontano

Cammino per uno dei tanti parchi londinesi. La sua armonia mi spaventa. Torno a casa e guardo su Google Maps: Hampstead Heath è grande circa come Grottaglie. Stessa estensione. Un parco, dentro Londra, è grande come il mio paese natale. E non riesco a capire come sia possibile che un parco come questo sia così perfetto e due aiuole sotto il comune siano in stato di abbandono. Senza nemmeno essere state inaugurate.
Cammino per la strada. E’ quasi mezzanotte. Sono vicino Trafalgar Square. C’è ancora molta gente in giro. Incontro uno spazzino che pulisce. E se pensate che sia così solo in centro vi sbagliate! E mi chiedo dove finisce tutta la spazzatura di 8 milioni di persone. Da qualche parte andrà pure a finire, visto che in giro non ne ho mai vista. Ma nemmeno per sbaglio. Poi mi chiedo quanti spazzini ho mai visto a Grottaglie… di giorno. Certo, di monnezza a Grottaglie, anche un po’ occulta, ce n’è tanta. E non ci appartiene nemmeno. Ma il problema è quella che si vede ed a cui nessuno fa caso.
E’ l’una di notte. Serata di follia. Una birra di troppo. Ho fame. Che problema c’è? Trovare qualcosa da mangiare non è certo un problema. Ma non è un problema nemmeno trovare un supermercato aperto 24 ore su 24. E mi chiedo perché per trovare qualcosa da mangiare a Grottaglie bisogna andare per forza “da Samir”. Dove invece ci si va più per moda che per vero e proprio bisogno primordiale di cibo.
Confrontare Londra con Grottaglie è un azzardo, me ne rendo conto. Eppure è l’azzardo che permette di realizzare grandi cose. Se ogni fuori sede portasse a Grottaglie un’idea, Grottaglie migliorerebbe. Perché a volte basta solo un’idea per chi ha spirito di iniziativa per dare l’inizio a qualcosa di nuovo, ad una crescita.
Purtroppo Grottaglie è invece avvolta da un immobilismo incredibile, che me la fa vedere sempre uguale e sempre peggio ogni volta che torno a casa. Mi aspetto sempre qualcosa di nuovo, la luce in fondo al tunnel. Invece mi parlano sempre della solita sagra truccata in cui hanno mangiato i soliti nomi. Eppure quando parlo con qualche compaesano di discarica, mi sembrano cadare dalle nuvole. Ma chi vive a Londra? Io o loro? Perché io so della discarica e loro no?
La stampa locale grottagliese si comporta non molto diversamente da quella nazionale: le informazioni sono filtrate ed i pochi che riescono ad accedervi lo fanno grazie al passaparola. E così, lì dove si vedono i nostri governatori in pompa magna, ci sono applausi. Ma meriterebbero tutt’altro trattamento. Perché sono gli stessi politici che prima mettono la loro firma (inutile) a patrocinio di una manifestazione, per poi rinnegarla quando qualcuno si scandalizza alla vista di un gallo in braghettoni.
Guardare Grottaglie attraverso i blog cittadini (e ce ne sono tanti) significa essere un po’ meno lontani da casa, significa formulare un pensiero assolutamente personale sulle questioni. Pensieri che non spiegano perché si decida di spianare il castello quasi in sordina (ci hanno provato, ma ci sono riusciti male, visto che sono stati smascherati alla grande) e non si decide invece di restaurare la sua torre. Perché a volte mi sembra decisamente incredibile che i grottagliesi sappiano così poco della loro città. Anzi, il bello è che sembra che a loro non interessi affatto, visto che a lottare sono sempre “i soliti”. E certe volte, nemmeno quelli.

Davide Anastasia
Livù, Ottobre 2008

Ecco come funziona la democrazia

So che molta gente storcerà il naso a leggere questo mio intervento. In fin dei conti non sono mai stato un fan degli Stati Uniti. Ne lo diventerò adesso. Ma vorrei cogliere questa occasione per mostrare le storture del nostro sistema “democratico”. E perché no, giocarci un po’.
La campagna elettorale americana è una campagna molto dura. E lo diventa sempre di più quando la data delle elezioni. I contendenti non si sono risparmiati niente. A farne le spese è stato certamente più McCain, prima con la scelta della Palin – assolutamente inadatta, come chiaramente evidenziato dai molti scandali che le sono nati attorno - e poi con la gaffe di “Joe, l’idraulico” (giusto per fare due esempi). Mentre invece per Obama aver vinto le primarie con un candidato cosi importante come Ilary Clinton già quasi significava andare spedito verso la Casa Bianca.
Ma non è questo che volevo sottilineare. Volevo sottolineare la bellezza della notte del 4 Novembre 2008. Il modo in cui gli USA hanno dato una lezione di democrazia al mondo intero. Lo scrutinio non era ancora stato completato, ma ormai il risultato era delineato piuttosto chiaramente. Ed Obama riceve le telefonate del presidente Bush e del suo contendente (entrambi repubblicani). Sono due telefonate di congratulazioni. Sono entrambe due telefonate di augurio di buon lavoro. Nessuno dei due dice:

tanti brogli: sono fiducioso, il risultato deve cambiare…

Cosi proferiva Berlusoni il 12 Aprile 2006. Ha scassato per due anni fin quando gli italiani non l’hanno mandato a governare, con la speranza che smettesse di dire fregnaccie. Si sbagliavano!
In America le cose non funzionano cosi. Funzionano un po’ diversamente. Funziona che chi perde, rispetta. Funziona che chi vince rispetta anche di più. Perché in fin dei conti, sono le maggioranze che devono rispettare le minoranze. E cosi succede che il presidente eletto attende il discorso dello sfidante perdente. E le parole di McCain sono almeno importanti come quelle di Obama:

Ho avuto l’onore di congratularmi con il senatore Obama, che questa notte è diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti. […] l’uomo che era il mio avversario e che ora sarà il mio presidente […] ha raggiunto un grandioso risultato.

E così, finito il discorso di McCain, inizia quello di Obama. Sono parole importanti, che svegliano l’anima di molti amanti della democrazia:

Se ancora c’è qualcuno che dubita che l’America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava.

Ma. Invece. In Italia le cose funzionano diversamente. In Italia abbiamo il primo ministro più preso per il culo del mondo. L’unico tra i leader europei che non riceve la telefonata di Obama. E mica per caso. Se l’è meritato alla grande, visto che aveva iniziato bene. Offrendogli i suoi consigli:

Potrò dargli dei Consigli, sono più anziano

No, grazie! A lui non interessa la P2. Sa cos’è la democrazia.
Poi è arrivato l’emulo Gasparri. Chissà come mai, riesce sempre a dire una cretinata. Questa volta però ha veramente esagerato (pensavo!):

Al Qaeda ora forse è più contenta

Ma non avevo ancora visto il lato razzista del premier. Non avevo ancora visto il meglio:

giovane, bello e abbronzato

Questa si che è riconoscere la potenza dell’evento. Un becero insulto razzista. Della peggior specie.
Ovviamente abbiamo fatto la figura di merda in tutto il mondo. Giornali e telegiornali di tutto il mondo hanno riportato queste parole e le hanno stigmatizzate. Ed ovviamente, la telefonata di saluto di Obama ai premier europei in Italia non è arrivata. Ma ovviamente, non sono arrivate nemmeno le scuse. Sono arrivati gli insulti ed il “andate a fanculo”.
Vacci te! E portati anche qualcun’altro della tua razza.

Alitalia? Ma vaffanculo!

Durante la giornata di ieri leggo La Repubblica su internet e mi salta all’occhio un trafiletto su Alitalia. Di nuovo? Ma cavolo, cosa c’è ancora? Di nuovo firme. Di nuovo sigle sindacali che non firmano. Ma che palle, penso. Ma perché? Beh, la CAI ha richiesto un nuova firma ai sindacati, che si sarebbero rifiutati perché la proposta di CAI è diversa da quella fatta a Settembre (probabilmente peggiore, immagino). La CAI prima ha minacciato di non presentare l’offerta altrimenti (e basta queste minaccie!), poi a fine serata hanno formalizzato una offerta ridicola: prendiamo Alitalia per 4 soldi, ma non accollateci il prestito ponte di 300 milioni di euro.
Purtroppo ieri non ho avuto modo di accendere la TV italiana, ma mi sarei proprio voluto fare due risate su come i telegiornali hanno riportato questa notizia. Sicuramente in modo fazioso e distorto, come al solito!
La mia speranza? Che la comunità europea dica di no. E che Alitalia fallisca. Basta, non se ne può davvero più. Questa gente ci prende per il culo costantemente tutti i giorni e noi poveri idioti possiamo solo stare alla finestra e guardare che loro facciano i loro comodi. Siccome il nostro capo del governo sta sul culo a tutti alla comunità europea (ve la ricordate la figura di merda del Kapo?), spero proprio che questa sia la volta giusta perché riceva un bel calcione, come anche sto aspettando che avvenga per Rete4, la televisione più faziosa ed inutile del pianeta. Roba per mia zia che guarda le telenovella tutto il giorno.

Cambio! E continuo a parlare del capo del governo e del suo passato P2-ista, che proprio in questi giorni è tornato alla ribalta con le interviste di Licio Gelli che riguardano la trasmissione che Odeon TV sta preparando sul 900 in Italia. Vi consiglio di leggerne un paio: Gelli, la P2 e il Piano di rinascita nazionale, Licio Gelli: «Io in tv? C’è di peggio». Io sono alibito. Se gli italiani sapessero, questa gente non potrebbe nemmeno uscire di casa.

P.S. Proprio in questo momento sto guardando le prime pagine online de La Repubblica e Il Corriere della Sera. E penso che questo paese è proprio distorto se La Repubblica pensa di mettere al centro della sua home page un incidente stradale del solito extracomunitario ubriaco e drogato. Invece il Corriere ha ancora in prima pagina il caso Alitalia.

Update. La P2 ogni tanto rispunta a galla…

Perché Licio Gelli ora fa un programma su Odeon TV. E così il Maestro Venerabile della P2 spiegherà a tutti gli italiani qualcosa su una delle pagine più oscure della storia moderna della nostra repubblica. Ma del resto, se ne parla ormai dal 1981 e le persone che sono sulla lista degli iscritti adesso sono in parlamento (o in altri posti di rilievo). Se non sapete cos’è la P2, guardate questi due video:

Vi consiglio di leggere anche il Piano di Rinascita Democratica della P2 su Wikipedia. Roba da mettersi le mani nei capelli.

La scuola italiana

Devo ammetterlo: nonostante fossi cosciente che le manifestazioni di questi giorni in Italia per proteggere la scuola fossero assolutamente giuste, mi erano un po’ oscuri i motivi della protesta. Della serie: e’ sicuramente giusto, anche se non so il perche’. 🙂
Ovviamente, quando si parla di fascistoni populisti, e’ assolutamente automatico pensare che ti danno il dolcetto (ti tolgono l’ICI e ti detassano gli straordinari) e poi ti restituiscono una bella manganellata nei denti (tagliano tutto il tagliabile alla scuola, ad esempio).
Cosi oggi, mentre spulciavo qualche sito di testate italiane, ho trovato questo articolo: Scuola, un mese caldo, scioperi insieme ai cortei. L’articolo e’ ben scritto e merita di essere letto, perche’ sommariamente parla di tutti i tagli che il governo vuole approvare sulla scuola pubblica.
Ovviamente vedere un telegiornale che ne parla e’ cosa assolutamente rara: mi pare ormai evidente come le TV siano assolutamente manipolate e distorte nel loro modo di trasmettere l’informazione (vi dice niente la bella Chiara, avvocato di Berlusconi per un giorno?). Ed ovviamente, visto che la stragrande maggioranza degli italiani guarda la TV (e non legge mai un quotidiano), la maggioranza degli italiani beve tutte le palle che ci vengono raccontate ogni giorno come fossero verita’.
E cosi tra Lodo Alfano, Salva Manager, Pro-Carnevale, che in un certo senso prendono la ribalta’ per la loro assurda forma, la finanziaria (probabilmente il provvidimento piu’ importante formulato dal governo ogni anno) passa in secondo piano, cosi come passano in secondo piano le proteste legate alla finanziaria (come quelle della scuola di questi giorni).
 Consiglio: spegni la TV! 😉

Alitalia?

26 Settembre 2008

La storia Alitalia ormai tocca il ridicolo: le compagnie europee, scoperto che in Italia siamo dei pirla assurdi, hanno deciso di partecipare in parte alla CAI, comprandosi per pochi spiccioli quello che stavano per comprare ad una cifra ragionevole solo sei mesi fa. Mi riferisco all’interesse di AirFrance all’acquisto di una quota che va dal 10 al 25%. E pare ci sia anche un interesse di Lufthansa. Ma questo e’ da vedere ancora.
Tutto questo accade mentre PDL e PDL-senza-la-L si danno battaglia su chi ha il merito della firma della CGIL (come se fosse una cosa di cui vantarsi!). E mentre ad AnnoZero il ministro Castelli sorride mentre lo sbuggiardano in diretta.
Ma tralasciando questo “particolari”, leggete questi due articoli:

Il primo articolo e’ la lettera di Toto al il Sole 24 Ore. E la seconda e’ la risposta. Ovviamente, nel giochino CAI, c’e’ anche AirOne (di cui si parla troppo poco), che spera di togliersi di dosso tutti i debiti accumulati per il rimodernamento della flotta. Evidentemente un passo troppo grande per le capacita’ dell’azienda. Che succedera’ domani?

20 Settembre 2008

Vi consiglio di leggere questo articolo:

Ovviamente le cose che dice Epifani sono giuste. E Berlusconi deve smettere di farci credere (di far credere a chi ci crede) cose non vere. Troppo facile parlare sull’onda del populismo o raccontare mezze verità per cercare di ottenere la ragione. Dall’altro lato, anche Epifani dovrebbe fare un passettino indietro e rivedere alcune sue politiche, che forse sono un po’ troppo rigide.
Ad ogni modo penso che il fallimento sia una giusta soluzione al problema Alitalia. In un’altra nazione civile sarebbe già chiusa da tempo.

18 Settembre 2008

Ecco, la frittata è fatta. Ma non sono troppo scontento: abbiamo evitato che una proposta ridicola diventasse verità. E se questo costerà il fallimento dell’Alitalia, ben venga. Si tratta di un’azienda che si trascina da anni. La sua morte è una soluzione. La vendita totale ad un’azienda con le carte in regola è una seconda soluzione. Ma lasciare i debiti allo stato e “rubacchiare” per 4 soldi il meglio dell’azienda, questa non è una soluzione da paese civile. Quindi spero proprio che la CAI vada a fan**lo… e veloce veloce pure!
Vediamo se spunta qualcosa domani!

7 Settembre 2008

No, ma aggiungiamole due paroline. Perché non è mica giusto lasciare dire tutto a Travaglio. Anche perché, quando qualcuno sente questo nome, si incomincia subito a parlare di cospirazione e di attacco della sinistra comunista e rossa al presidente del consiglio.
Ma evidente il Sole 24 Ore non la pensa allo stesso modo, visto che oggi ha pubblicato un bellissimo articolo che ridice le stesse cose di Travaglio e, se possibile, aggiunge anche. E questo articolo è la continuazione di uno altrettanto interessante (che però mi era sfuggito), che vi consiglio di leggere per avere un quadro ancora più preciso.

Non facciamoci prendere per il culo da questo buffoni. Spegniamo quella ca**o di TV e leggiamo più giornali.

2 Settembre 2008

Nient’altro da aggiungere. :S