…e intanto il tempo passa

…E intanto il tempo passa
e non gli frega niente
di te che sopravvivi come un deficiente
…E intanto il tempo passa
svelto e indifferente…
lo vedi andare via…
lo vedi fuggire via

E si… il tempo passa via. Noi siamo lì a rincorrerlo, a piangere per tutte le occasioni che abbiamo perso. Ma non sarebbe meglio, invece di piangere quelle passate, di cogliere quelle che vengono?

Sono appena tornato a casa. E’ finita la Luminara 2006, l’unico evento degno di nota in questa triste città. Quest’anno meno bella che lo scorso per coreografia (guardate le foto dello scorso anno qui), ma ugualmente bella per vita.

La volevo vivere più intensamente. Il mio percorso di studio a Pisa sta andando verso la fine e spero l’anno prossimo di non essere più uno studente. Le strade della vita poi sono strane e chissà dove sarà. Avrei voluto passare una serata speciale con le persone a cui voglio più bene, quelle che più mi mancheranno se dovrà andare via. Insomma, le occasioni passano, ma questa volevo coglierla.

Ma che cavolo, sono proprio così fatto male? Cosa c’è di strano nel voler passare il tempo con i propri amici? Sono l’unica ricchezza che ho! Cacchio, non posso mica sempre stare a suonare la chitarra per farmi passare la tristezza!! Mi sono rotto i coglioni di essere triste. Voglio essere felice!

Ma forse gli altri non hanno la mia stessa voglia di lottare: essere felici è una conquista e come ogni conquista, c’è un prezzo da pagare per raggiungerla.

Buona notte…

E’ passato un anno da quando…

…e si, è davvero passato un anno da quando passavo le notti in chat con gli amici ascoltando i White Stripes a tutto volume con le mie cuffiette (adesso scassate, indovinate perché!). 😀
E’ passato un anno da quando eravamo tutti euforici per il concerto dei Dream Theater che ci aspettava… è stato un giorno indimenticabile per tutto il gruppo coronato da qualche giorno speciale passato con una persona speciale (per me).

In ogni momento dell’anno possiamo tracciare un bilancio dell’anno che è stato. Eppure in questo momento mi sento particolarmente ispirato, perché guardo il muro di fronte a me e tutte quelle frasi… quasi tutte datate un anno fa. Eh si, il mio muro con le frasi appiccicate. Da quando sono in questa casa, ho visto questo muro sempre troppo bianco… e così, giorno dopo giorno l’ho riempito, dandoli un senso. Adesso questo muro parla e racconta più di un anno della mia vita. Questa casettina di 10mq parla di questo ultimo anno e mezzo della mia vita… e poi penso a quante cose ho fatto quest’anno e mai come questo. Tanti piccoli sogni realizzati e qualcuno infranto. E nel frattempo la voglia di continuare ad avere un anno ancora più bello di questo.

Il problema è che noi universitari vediamo l’anno che inizia in estate, quando per tutti gli altri comuni mortali è esattamente nel mezzo…

Quando mi vengono questo colpi di tristezza, è sempre un casino!! 🙁 Quando non avevo il blog, che facevo? Fissavo il soffitto? Pensavo… dormivo… Adesso diventa tutto parole, le parole di uno stupido blog che nessuno legge mai (beh, i commenti parlano chiaro!).

Ultimamente mi rendo conto che qualcosa nella mia vita manca. Mi manca un punto di sfogo, una maniglia, un appiglio. In un certo senso mi manca affetto. E’ come se mi sentissi costantemente solo e questo muro qui davanti non è per me fonte di allegria, ma una bella scarica di nostalgia. E la nostalgia, si sa, non è mai una bella cosa…

…ma che palle?! Perché cazzo mi sento così insoddisfatto?! 🙁 E soprattutto, perché non sono stato capace di scrivere qualcosa decentemente?

Visto che ci sono ed ormai ho scritto queste 4 cazzate, vi consiglio di leggere una cosa bellissima pubblicata sul blog di un caro amico… Leggi qui!

Buona Pasqua… e non solo!

E’ incredibile come dopo tanto costruire serva così poco per distruggere. E questa considerazione è tutto ciò che ho da dire.
Questa settimana a casa è stato un vero trauma. Non sono uscito di casa nemmeno una volta, tranne che per andare in giro con mia mamma (non che la cosa mi dispiaccia, ovviamente!).

Non aveva lasciato tanto a Grottaglie quando sono andato via qualche anno fa. Ma speravo di aver lasciato qualcosa di buono. Invece mi ritrovo con un “amico” (a questo punto non so nemmeno più come classificare questo rapporto) che si dimentica del mio compleanno e che non risponde agli auguri per il suo. Mi ritrovo con una amica a cui devo mandare segnali per fare capire cose che avevo ampiamente ripetuto (spero che il messaggio questa volta sia arrivato: mi dispiace che non ci siamo visti in questi giorni :().

Ovviamente (fortunatamente) non è tutto da buttare via. Purtroppo non so se riuscirò a vedere Enzo tra domani e dopodomani, ma è sempre un piacere parlare di musica & chitarre con lui (oltre che del resto! ;)). L’appuntamento è per questa estate!
Mi ha fatto enormemente piacere la visita di Andrea che non vedevo da tanto tempo… purtroppo strani ingiustificabile e incomprensibili attriti non permettono di passare più tempo insieme e fare bei discorsi social-filosifici.

Tutta ‘sta manfrina per dirvi Buona Pasqua.

A Scanner Darkly (Philip K. Dick)

E proprio davanti gli occhi di qualcosa; sotto lo sguardo di una qualche cosa. Una cosa che, diversamente dalla piccola Donna dagli occhi scuri, non batte mai le palpebre. Che cosa vede una camera? si chiese. Voglio dire, che cosa vede per davvero? E fin dove? Anche dentro la testa? Anche già dentro il cuore? Può una passiva telecamera a luci infrarossi, come quelle in uso un tempo, o un’olocamera tridimensionale, del tipo che si usa oggi, l’ultimo tipo, vedere fin dentro di noi, in modo chiaro? O in modo confuso, oscuro? Io spero possa, pensò, vedere con chiarezza, perché io non riesco a vedermi dentro oramai. Io vedo solo tenebre. Tenebre tutt’intorno; tenebre dentro. Spero, per il bene di ciascuno, che le olocamere facciano meglio. Perché, pensò, se all’olocamera è dato solo un oscuro vedere, nel modo in cui a me è dato, allora nostra è la maledizione, e ancora siamo maledetti, come lo siamo sempre stati, e così saremo tutti spinti verso la morte, conoscendo poco o nulla, e quel poco, e quel nulla, conoscendolo male. “

Dopo tante immagini simpatiche e qualche dedica, uso per la prima volta questo spazietto che mi sono ritagliato sulla prima pagina per scrivere e riflettere su qualcosa di serio. Non è la classica riflessione del “chi siamo?”, e più la riflessione del “quanto ci conosciamo?”. E’ la riflessione del cosa è giusto o sbagliato, ma non in una dimensione assoluta, ma in una più personale, ristretta. Cioè, ci conosciamo abbastanza bene per decidere il bene di noi stessi? Siamo in grado di capire i nostri sentimenti, le nostre sensazioni, mentali e psichiche, e scegliere così quello che è giusto per noi?
Alla fine è una di quelle riflessioni che ha tormentato l’uomo da sempre, ma chi non ci ha mai pensato? Sono queste le seghe mentali che governano i miei penseri quando cerco di mettere a freno i miei sentimenti, le mie passioni e il mio istinto con la ragione e definisco cosa è giusto e cosa è sbagliato in base a criteri del tutto razionali, ma nient’affatto per questo più sicuri. Perché una cosa ho imparato in questi pochi anni della mia vita: l’incoscienza delle passioni può produrre risultati notevoli se confrontati alla limitatezza della mente!
Allora il nostro bene dov’è? E cosa è giusto seguire? Perché prima o poi bisogna fare La scelta definitiva che ci porta a cavalcare le nostre sensazioni per sempre o a domarle irrimediabilmente ogni volta con il peso della ragione. E nel mentre il tempo passa (altro tema classico, ma intramontabile) e noi rimaniamo a guardarlo perché non siamo capaci di dare una direzione alla nostra vita.
Forse é meglio che smetta qui questa riflessione: é una spirale contorta che non porta da nessuna parte! Una di quelle riflessioni senza fine, che si fa per pura speculazione (sarà vero?) e che ci serve solo per sentirci un po’ più vivi. Ma non sono i sentimenti che ci rendono vivi?

Esco fuori da questa riflessione e ne incomincio una brevissima: come mai frasi apparentemente “banali” come quella di Dick riportata sopra sono capaci di accendere la nostra mente e farci pensare? Non è anche strano che frasi che ad una prima lettura ci erano sembrate prive di significato ne assumano uno sfaccettato e multicolore quando abbiamo il giusto “stato d’animo”?