So che molta gente storcerà il naso a leggere questo mio intervento. In fin dei conti non sono mai stato un fan degli Stati Uniti. Ne lo diventerò adesso. Ma vorrei cogliere questa occasione per mostrare le storture del nostro sistema “democratico”. E perché no, giocarci un po’.
La campagna elettorale americana è una campagna molto dura. E lo diventa sempre di più quando la data delle elezioni. I contendenti non si sono risparmiati niente. A farne le spese è stato certamente più McCain, prima con la scelta della Palin – assolutamente inadatta, come chiaramente evidenziato dai molti scandali che le sono nati attorno - e poi con la gaffe di “Joe, l’idraulico” (giusto per fare due esempi). Mentre invece per Obama aver vinto le primarie con un candidato cosi importante come Ilary Clinton già quasi significava andare spedito verso la Casa Bianca.
Ma non è questo che volevo sottilineare. Volevo sottolineare la bellezza della notte del 4 Novembre 2008. Il modo in cui gli USA hanno dato una lezione di democrazia al mondo intero. Lo scrutinio non era ancora stato completato, ma ormai il risultato era delineato piuttosto chiaramente. Ed Obama riceve le telefonate del presidente Bush e del suo contendente (entrambi repubblicani). Sono due telefonate di congratulazioni. Sono entrambe due telefonate di augurio di buon lavoro. Nessuno dei due dice:
tanti brogli: sono fiducioso, il risultato deve cambiare…
Cosi proferiva Berlusoni il 12 Aprile 2006. Ha scassato per due anni fin quando gli italiani non l’hanno mandato a governare, con la speranza che smettesse di dire fregnaccie. Si sbagliavano!
In America le cose non funzionano cosi. Funzionano un po’ diversamente. Funziona che chi perde, rispetta. Funziona che chi vince rispetta anche di più. Perché in fin dei conti, sono le maggioranze che devono rispettare le minoranze. E cosi succede che il presidente eletto attende il discorso dello sfidante perdente. E le parole di McCain sono almeno importanti come quelle di Obama:
Ho avuto l’onore di congratularmi con il senatore Obama, che questa notte è diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti. […] l’uomo che era il mio avversario e che ora sarà il mio presidente […] ha raggiunto un grandioso risultato.
E così, finito il discorso di McCain, inizia quello di Obama. Sono parole importanti, che svegliano l’anima di molti amanti della democrazia:
Se ancora c’è qualcuno che dubita che l’America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava.
Ma. Invece. In Italia le cose funzionano diversamente. In Italia abbiamo il primo ministro più preso per il culo del mondo. L’unico tra i leader europei che non riceve la telefonata di Obama. E mica per caso. Se l’è meritato alla grande, visto che aveva iniziato bene. Offrendogli i suoi consigli:
Potrò dargli dei Consigli, sono più anziano
No, grazie! A lui non interessa la P2. Sa cos’è la democrazia.
Poi è arrivato l’emulo Gasparri. Chissà come mai, riesce sempre a dire una cretinata. Questa volta però ha veramente esagerato (pensavo!):
Al Qaeda ora forse è più contenta
Ma non avevo ancora visto il lato razzista del premier. Non avevo ancora visto il meglio:
giovane, bello e abbronzato
Questa si che è riconoscere la potenza dell’evento. Un becero insulto razzista. Della peggior specie.
Ovviamente abbiamo fatto la figura di merda in tutto il mondo. Giornali e telegiornali di tutto il mondo hanno riportato queste parole e le hanno stigmatizzate. Ed ovviamente, la telefonata di saluto di Obama ai premier europei in Italia non è arrivata. Ma ovviamente, non sono arrivate nemmeno le scuse. Sono arrivati gli insulti ed il “andate a fanculo”.
Vacci te! E portati anche qualcun’altro della tua razza.