Momenti

La vita è fatta di momenti. Momenti che sfuggono via. Momenti che aspettavi. Momenti in cui avevi preparato esattamente cosa dire e cosa fare. Ed invece… fugge via ed il nostro essere noi stessi prende il sopravvento.
E’ incredibile che anche questa volta sia fuggito (come al solito). E’ incredibile come certe volte mi riconosca così schifosamente codardo. Sempre così pronto a prendere la via più corta, la più comoda, la più facile. Però la vita è fatta di scelte. Le scelte, momento per momento, sono dure da fare. E si sbagliano, purtroppo. Ma sbagliandole senza nemmeno scegliere significa buttare via i momenti che la vita di regala. Forse è meglio soffrire rischiando piuttosto che stare beatamente tranquilli nella nostra finta vita tranquilla.
Cosa sarebbe la nostra vita se in determinati momenti avessimo scelta un’altra vita? Me lo sono chiesto tante volte. Mi sono chiesto cosa sarebbe stata se non fossi andato a Pisa (e qualcuno sa quanto poco ci è mancato perché buttassi all’aria tutto). Adesso mi chiedo cosa sarebbe se non fossi venuto a Londra. Ma la vita è fatta anche di piccole scelte, e ti chiedi cosa sarebbe stata una serata se invece del caldo della tua stanza avessi preferito prendere un po’ di freddo insieme ai tuoi amici. Oppure cosa sarebbe stata una giornata se invece di dormire avessi fatto una passeggiata. O cosa sarebbe stata questa sera se invece di prendere l’autobus, avessi fatto quello che speravi di poter avere l’occasione di fare.
Finisco di scolarmi la mia birra. Mi ci vuole un po’ di autopunizione stasera. Visto il cretino che sono.

P.S. Leggete L’uomo nell’alto castello, uno dei libri più belli che abbia mai letto. Forse capirete meglio perché stasera ho scritto questa cosa.

Visti da lontano

Cammino per uno dei tanti parchi londinesi. La sua armonia mi spaventa. Torno a casa e guardo su Google Maps: Hampstead Heath è grande circa come Grottaglie. Stessa estensione. Un parco, dentro Londra, è grande come il mio paese natale. E non riesco a capire come sia possibile che un parco come questo sia così perfetto e due aiuole sotto il comune siano in stato di abbandono. Senza nemmeno essere state inaugurate.
Cammino per la strada. E’ quasi mezzanotte. Sono vicino Trafalgar Square. C’è ancora molta gente in giro. Incontro uno spazzino che pulisce. E se pensate che sia così solo in centro vi sbagliate! E mi chiedo dove finisce tutta la spazzatura di 8 milioni di persone. Da qualche parte andrà pure a finire, visto che in giro non ne ho mai vista. Ma nemmeno per sbaglio. Poi mi chiedo quanti spazzini ho mai visto a Grottaglie… di giorno. Certo, di monnezza a Grottaglie, anche un po’ occulta, ce n’è tanta. E non ci appartiene nemmeno. Ma il problema è quella che si vede ed a cui nessuno fa caso.
E’ l’una di notte. Serata di follia. Una birra di troppo. Ho fame. Che problema c’è? Trovare qualcosa da mangiare non è certo un problema. Ma non è un problema nemmeno trovare un supermercato aperto 24 ore su 24. E mi chiedo perché per trovare qualcosa da mangiare a Grottaglie bisogna andare per forza “da Samir”. Dove invece ci si va più per moda che per vero e proprio bisogno primordiale di cibo.
Confrontare Londra con Grottaglie è un azzardo, me ne rendo conto. Eppure è l’azzardo che permette di realizzare grandi cose. Se ogni fuori sede portasse a Grottaglie un’idea, Grottaglie migliorerebbe. Perché a volte basta solo un’idea per chi ha spirito di iniziativa per dare l’inizio a qualcosa di nuovo, ad una crescita.
Purtroppo Grottaglie è invece avvolta da un immobilismo incredibile, che me la fa vedere sempre uguale e sempre peggio ogni volta che torno a casa. Mi aspetto sempre qualcosa di nuovo, la luce in fondo al tunnel. Invece mi parlano sempre della solita sagra truccata in cui hanno mangiato i soliti nomi. Eppure quando parlo con qualche compaesano di discarica, mi sembrano cadare dalle nuvole. Ma chi vive a Londra? Io o loro? Perché io so della discarica e loro no?
La stampa locale grottagliese si comporta non molto diversamente da quella nazionale: le informazioni sono filtrate ed i pochi che riescono ad accedervi lo fanno grazie al passaparola. E così, lì dove si vedono i nostri governatori in pompa magna, ci sono applausi. Ma meriterebbero tutt’altro trattamento. Perché sono gli stessi politici che prima mettono la loro firma (inutile) a patrocinio di una manifestazione, per poi rinnegarla quando qualcuno si scandalizza alla vista di un gallo in braghettoni.
Guardare Grottaglie attraverso i blog cittadini (e ce ne sono tanti) significa essere un po’ meno lontani da casa, significa formulare un pensiero assolutamente personale sulle questioni. Pensieri che non spiegano perché si decida di spianare il castello quasi in sordina (ci hanno provato, ma ci sono riusciti male, visto che sono stati smascherati alla grande) e non si decide invece di restaurare la sua torre. Perché a volte mi sembra decisamente incredibile che i grottagliesi sappiano così poco della loro città. Anzi, il bello è che sembra che a loro non interessi affatto, visto che a lottare sono sempre “i soliti”. E certe volte, nemmeno quelli.

Davide Anastasia
Livù, Ottobre 2008

Weekend in France

Finally, after three weeks, I’ve found the time to put online the pictures of my travel in France. I’ve been in France between the 7th and the 10th of November, just the weekend, to visit Valerio, Nancy and Strasburg and attend a Paul Gilbert’ Concert.
The first day I had a look around in Nancy, a very small city well know for its university… and nothing else! 🙂 Fortunately there’s a pub and a kebab shop. That’s enough! 🙂

The second day we (Valerio, his friends and me) went to Strasburg, a wonderful city on the fence between France and Germany, also place of the euro parliament once a month (a really waste of money!). The most important place of the city is the cathedral, just in the centre of the old part of the city. A place to visit once in a life, no more! 🙂

The third day we (Valerio and me) had just the time to get a coffee before lunch in the central square of Nancy and to prepare ourself for the Gilbert’ concert.

Perché l’Italia è così poco Italia?

Sono a Parigi. Gare de Nord. C’è qualcosa che non va: il mio Eurostar non è sul tabellone. Tra me e me penso che hanno indicato solo l’ultimo. Ma onestamente non mi auto-convinco troppo. Guardo sulla piattaforma Eurostar (il settore della stazione dedicato a questo treno). Anche lì il tabellone luminoso non mi convince. Decido di dirigermi verso il check-in. Poco prima dell’ingresso trovo il tavolo informazioni. Mi avvicino e mostrando il mio biglietto, ricevo una domanda in francese. Non faccio una piega e rispondo: Could you speak english? – e lei mi rispondo: no, french! – incomincio a pensare che ha qualcosa che non va! 😀 Rispondo gentilmente che avrebbe dovuto parlare inglese, perché non parlo francese. Si convince e risponde alle mie domande in un perfetto inglese. E trovare un francese con una buona pronuncia non è una cosa semplice.

Oggi è l’11 Novembre. E’ un giorno speciale per il Regno Unito, che celebra la fine della prima guerra mondiale (11 Novembre 1918) e la commemorazione di tutti i caduti in guerra per la padria. L’ho scoperto solo ieri sera, quando cercavo di dare un senso al fiore che vedevo all’occhiello di quasi tutte le persone che incontro in giro da almeno 10 giorni a questa parte. Avevo capito che era qualcosa di importante, ma non mi spiegavo esattamente cosa. E soprattutto, non mi spiegavo come mai lo portassero ragazzi della mia età (o anche più giovani). Evidentemente doveva essere un simbolo giovanile. Qualcosa tipo un simbolo anti-AIDS, o anti-violenza sulle donne.
Niente di più sbagliato. Ragazzi di 20 anni portavano questo fiore come simbolo dei morti della prima guerra mondiale. Loro che di guerra non hanno visto nemmeno la seconda.

Mi chiedo quali sono i simboli che portano adesso i ragazzi italiani. Mi chiedo come mai i ragazzi italiani non aspettano altro che qualcuno con cui parlare inglese (invece di imporre la loro lingua allo straniero). Mi chiedo come mai la festa della repubblica è la prima che deve essere soppressa (sapete che giorno è?). Mi chiedo come mai ogni 25 Aprile ci deve essere la manifestazione ufficiale e quella parallela dell’opposizione. Mi chiedo come mai c’è qualcuno che brucia le bandiere italiane. Mi chiedo come mai qualcuno vuole essere padano e non italiano. E mi chiedo come mai camminando per strada ci sono così poche bandiere verdi-bianco-rosse. E quando mi chiedo tutte queste cose, capisco perché siamo solo lo zerbino del mondo “industrializzato”. E capisco anche perché abbiamo i politici che ci meritiamo.

Ecco come funziona la democrazia

So che molta gente storcerà il naso a leggere questo mio intervento. In fin dei conti non sono mai stato un fan degli Stati Uniti. Ne lo diventerò adesso. Ma vorrei cogliere questa occasione per mostrare le storture del nostro sistema “democratico”. E perché no, giocarci un po’.
La campagna elettorale americana è una campagna molto dura. E lo diventa sempre di più quando la data delle elezioni. I contendenti non si sono risparmiati niente. A farne le spese è stato certamente più McCain, prima con la scelta della Palin – assolutamente inadatta, come chiaramente evidenziato dai molti scandali che le sono nati attorno - e poi con la gaffe di “Joe, l’idraulico” (giusto per fare due esempi). Mentre invece per Obama aver vinto le primarie con un candidato cosi importante come Ilary Clinton già quasi significava andare spedito verso la Casa Bianca.
Ma non è questo che volevo sottilineare. Volevo sottolineare la bellezza della notte del 4 Novembre 2008. Il modo in cui gli USA hanno dato una lezione di democrazia al mondo intero. Lo scrutinio non era ancora stato completato, ma ormai il risultato era delineato piuttosto chiaramente. Ed Obama riceve le telefonate del presidente Bush e del suo contendente (entrambi repubblicani). Sono due telefonate di congratulazioni. Sono entrambe due telefonate di augurio di buon lavoro. Nessuno dei due dice:

tanti brogli: sono fiducioso, il risultato deve cambiare…

Cosi proferiva Berlusoni il 12 Aprile 2006. Ha scassato per due anni fin quando gli italiani non l’hanno mandato a governare, con la speranza che smettesse di dire fregnaccie. Si sbagliavano!
In America le cose non funzionano cosi. Funzionano un po’ diversamente. Funziona che chi perde, rispetta. Funziona che chi vince rispetta anche di più. Perché in fin dei conti, sono le maggioranze che devono rispettare le minoranze. E cosi succede che il presidente eletto attende il discorso dello sfidante perdente. E le parole di McCain sono almeno importanti come quelle di Obama:

Ho avuto l’onore di congratularmi con il senatore Obama, che questa notte è diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti. […] l’uomo che era il mio avversario e che ora sarà il mio presidente […] ha raggiunto un grandioso risultato.

E così, finito il discorso di McCain, inizia quello di Obama. Sono parole importanti, che svegliano l’anima di molti amanti della democrazia:

Se ancora c’è qualcuno che dubita che l’America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava.

Ma. Invece. In Italia le cose funzionano diversamente. In Italia abbiamo il primo ministro più preso per il culo del mondo. L’unico tra i leader europei che non riceve la telefonata di Obama. E mica per caso. Se l’è meritato alla grande, visto che aveva iniziato bene. Offrendogli i suoi consigli:

Potrò dargli dei Consigli, sono più anziano

No, grazie! A lui non interessa la P2. Sa cos’è la democrazia.
Poi è arrivato l’emulo Gasparri. Chissà come mai, riesce sempre a dire una cretinata. Questa volta però ha veramente esagerato (pensavo!):

Al Qaeda ora forse è più contenta

Ma non avevo ancora visto il lato razzista del premier. Non avevo ancora visto il meglio:

giovane, bello e abbronzato

Questa si che è riconoscere la potenza dell’evento. Un becero insulto razzista. Della peggior specie.
Ovviamente abbiamo fatto la figura di merda in tutto il mondo. Giornali e telegiornali di tutto il mondo hanno riportato queste parole e le hanno stigmatizzate. Ed ovviamente, la telefonata di saluto di Obama ai premier europei in Italia non è arrivata. Ma ovviamente, non sono arrivate nemmeno le scuse. Sono arrivati gli insulti ed il “andate a fanculo”.
Vacci te! E portati anche qualcun’altro della tua razza.