Happy Valentine’s Day… Ciao Marco!

Erano le 21, 15 di uno stupido giorno di San Valentino. C’era poco da festeggiare. Marco, da giorni, era chiuso dentro nella sua stanza. Solo e disperato come può essere un uomo depresso e schiavo della cocaina. Neanche i suoi genitori, in vacanza in Grecia, sapevano che era nascosto lì.

Solo perche’ e’ giusto non dimenticare che in mezzo alla vita finta dei giornali, delle copertine e dei regali consumistici-globalizzanti, c’e’ gente che davvero soffre e che magari avrebbe bisogno di una mano…

P.S. L’articolo intero e’ qui, ma oggi troverete molti articoli in giro per il web su Marco Pantani, cosi come un paio di libri (uno anche polemico) appena usciti sulla sua vita.

Da ex-arbitro!

Che strana questa domenica. Per tanto tempo le mie domeniche sono state scandite dall’alzarsi presto, preparare il borsone, affrontare interminabili viaggi a caccia di località sconosciute. Arrivato lì, posavo il borsone, entravo in campo, mi preparavo, incontravo le best… ehm, i calciatori. Poi arrivava il bello (e nel mentre mi ero già fatto 2 coglioni assurdi!!!): arbitrare! Si, quello era divertente. Entravo in campo sempre con l’idea di essere il migliore arbitro che potevo essere. Ma i calciatori, i dirigenti ed i genitori ignoranti e stressati a bordo campo riuscivano sempre a farmi cambiare idea molto in fretta.
Onestamente non ho mai capito se sono stato sfigato io oppure semplicemente la gente che frequenta il calcio è tutta così, ma dopo un po’ le partite diventavano vere e proprie lotte di nervi, tensione assoluta che si trasformava in decisioni non lucide, in comportamenti poco ortodossi delle persone in campo, me compreso. Da circa un anno ogni ritorno a casa dopo una gara mi metteva addosso una tensione ed una tristezza incredibile: l’incapacità di tenere testa a una trentina di persone (persone?) mi metteva puntalmente di malumore. Ed onestamente, non me lo meritavo! Perché in fin dei conti facevo l’arbitro per passione. Ma la passione a volte va premiata e quando il premio non arriva, la passione sparisce.
Quando ho iniziato tutto era diverso: con l’idea (assolutamente folle) di voler arrivare in Serie A, mi sentivo disposto ad affrontare qualsiasi tipo sfida. Poi l’idea di arrivare in Serie A si scontra con la realtà: capisci che non puoi più farcela. Ed allora ridimensioni le tue aspettative… ogni ridimensionamento è un colpo alla tua voglia… e quando il ridimensionamento significa dire a te stesso con assoluta sincerità che non puoi più andare oltre, la voglia muore ed i risultati calano. Con questo spirito ho deciso di lasciare l’arbitraggio, che come ogni cosa di questo mondo ha i suoi lati negativi, ma che mi ha regalato tanto in questi ultimi 6 anni. Del resto, lo spirito di “arbitri sempre” che mi è stato trasmesso è qualcosa che mi porterò dietro come l’insegnamento di vita più grande che mi è stato fatto da questo mondo.

Mi sono laureato…

Martedì è stata una giornata importante per me. A parte l’incazzatura per aver mancato di nuovo l’obiettivo (ragazzi, lo so che 110 è tanto, però quella “lodina” tutto sommato me l’ero meritata, no?), mi sono sentito sollevato da un peso. Un po’ l’università m’era venuta a noia, soprattutto perché avevo voglia di trovare quell’indipendenza economica che cercavo da tanto tempo.
La giornata l’ho vissuta serenamente: a fine mattinata i giochi erano già fatti (e fortunamente il prof. m’aveva comunicato il risultato, togliendo quindi le castagne dal fuoco). Così il pomeriggio tutto è stato solo la formalità che prevedevo…

Vorrei concludere questo blog entry riportando i ringraziamenti che ho pubblicato sulla mia tesi.

Se stai leggendo questa pagina, evidentemente la mia tesi è finita e con lei un importante capitolo della mia vita, durato sei anni.
L’università non è stato solo andare a lezione, studiare e dare esami, ma mi ha insegnato la difficoltà della quotidianeità. Sono stati sei anni importanti, a volte difficili, ma belli e pieni di emozioni. Ogni esame superato è stato una conquista, ogni esame rinviato una piccola sconfitta da cui rifarsi.
Molto di questo risultato però non è solo merito mio, ma anche e soprattutto di chi ha creduto in me prima ancora che lo facessi io. Perché tante volte, soprattutto all’inizio, quando tutto mi sembrava più grande di me, non avrei potuto fare molto se non avessi trovato persone speciali sul mio cammino: Giusi che mi ha fatto scoprire i ristoranti pisani, il teatro e l’amore per i viaggi; Giuseppe e Giovanni, senza i quali le sere di svago e i pasti a mensa sarebbero stati più grigi; Manuel, il cui confronto continuo è stato indispensabile per i miei risultati universitari; Antonio (il leccese) con i suoi rientri serali a casa e le chiacchierate davanti la TV; Giulio e Alessandra e le “visite guidate” per negozi musicali sparsi per l’Italia; Antonio (il sardo) ed i nostri giri notturni fino all’alba; tanti altri amici con cui potrei riempire dozzine di pagine come questa. . .
E’ solo adesso, che non so esattamente cosa sarà del mio futuro post-laurea, che questi piccoli gesti di normale quotidianeità acquisiscono valore. Per questo motivo, dopo aver dedicato la tesina triennale ai miei genitori, che rimangono comunque figure stabili della mia vita, questa è dedicata ai miei amici, dai più presenti ai più eterei, dai più “vecchi” ai più recenti, perché hanno contribuito a rendere speciali sei anni di vita universitaria.

Stay tune, perché ho parecchie cose da scrivere in questi giorni! 😉

Mi laureo…

…almeno così pare. La data molti di voi la sanno da parecchio: 2 Ottobre 2007. Ovviamente molte cose vorrei scrivere, ma ci penserò in seguito. Vorrei solo usare questo blog entry per comunicare un po’ di eventi/orari.
La pre-laurea (entità mistica riservata SOLO alla commissione) è prevista per la mattina del 2. La laurea pubblica, a cui tutti potete assistere (se v’importa!) è dalle 15.30 in poi (la cerimonia dovrebbe comunque iniziare alle 16). Il tutto si terrà in aula magna U. Dini.

Eventuali nuove notizie verranno aggiunte a questo post… 😉

Rileggere… o leggere?

Non ho mai riletto un libro 2 volte, eppure c’era un libro che attirava la mia attenzione da tempo, probabilmente a causa di una strana avventura che ho avuto con lui. Si tratta di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino, probabilmente il suo libro più importante.
Quando l’ho letto la prima volta avevo 17 o 18 anni, più o meno. La prof d’italiano lo tirò fuori dalla polverosa e inutile biblioteca del liceo che frequentevo, e me lo propinò come il punto iniziale del percorso che avrei poi portato all’esame. Lo lessi e, pur capendo che era un gran libro, non capì realmente quanto bello e complesso fosse. Non avevo mai letto libri… e se lo avevo fatto, non mi ero mai curato di capirli fino in fondo. Non che adesso ne sia in grado, sia chiaro, ma almeno ci provo. All’epoca invece… semplicemente non mi ponevo il problema!!!
Poiché il libro era della biblioteca, lo resi quando lo finì di leggere. E poiché nella mia piccola biblioteca ci devono essere tutti i libri che ho letto, ne comprai una copia tempo dopo che semplicemente infilai al suo posto, accanto a molti altri libri di Calvino che ho letto successivamente.
Poi questo libro ritorna. Più che altri libri che ho creduto più vivi e pieni di passione (come il Werter o L’insostenibile leggerezza dell’essere), questo ritorna sempre. Eppure non ci avevo dato tanto peso.
Così in questi giorni ho preso in mano quella copia mai sfogliata ed ho incominciato a leggerlo di nuovo. E visto le mie sensazioni, è come se lo leggessi adesso per la prima volta.