Weekend in France

Finally, after three weeks, I’ve found the time to put online the pictures of my travel in France. I’ve been in France between the 7th and the 10th of November, just the weekend, to visit Valerio, Nancy and Strasburg and attend a Paul Gilbert’ Concert.
The first day I had a look around in Nancy, a very small city well know for its university… and nothing else! 🙂 Fortunately there’s a pub and a kebab shop. That’s enough! 🙂

The second day we (Valerio, his friends and me) went to Strasburg, a wonderful city on the fence between France and Germany, also place of the euro parliament once a month (a really waste of money!). The most important place of the city is the cathedral, just in the centre of the old part of the city. A place to visit once in a life, no more! 🙂

The third day we (Valerio and me) had just the time to get a coffee before lunch in the central square of Nancy and to prepare ourself for the Gilbert’ concert.

Perché l’Italia è così poco Italia?

Sono a Parigi. Gare de Nord. C’è qualcosa che non va: il mio Eurostar non è sul tabellone. Tra me e me penso che hanno indicato solo l’ultimo. Ma onestamente non mi auto-convinco troppo. Guardo sulla piattaforma Eurostar (il settore della stazione dedicato a questo treno). Anche lì il tabellone luminoso non mi convince. Decido di dirigermi verso il check-in. Poco prima dell’ingresso trovo il tavolo informazioni. Mi avvicino e mostrando il mio biglietto, ricevo una domanda in francese. Non faccio una piega e rispondo: Could you speak english? – e lei mi rispondo: no, french! – incomincio a pensare che ha qualcosa che non va! 😀 Rispondo gentilmente che avrebbe dovuto parlare inglese, perché non parlo francese. Si convince e risponde alle mie domande in un perfetto inglese. E trovare un francese con una buona pronuncia non è una cosa semplice.

Oggi è l’11 Novembre. E’ un giorno speciale per il Regno Unito, che celebra la fine della prima guerra mondiale (11 Novembre 1918) e la commemorazione di tutti i caduti in guerra per la padria. L’ho scoperto solo ieri sera, quando cercavo di dare un senso al fiore che vedevo all’occhiello di quasi tutte le persone che incontro in giro da almeno 10 giorni a questa parte. Avevo capito che era qualcosa di importante, ma non mi spiegavo esattamente cosa. E soprattutto, non mi spiegavo come mai lo portassero ragazzi della mia età (o anche più giovani). Evidentemente doveva essere un simbolo giovanile. Qualcosa tipo un simbolo anti-AIDS, o anti-violenza sulle donne.
Niente di più sbagliato. Ragazzi di 20 anni portavano questo fiore come simbolo dei morti della prima guerra mondiale. Loro che di guerra non hanno visto nemmeno la seconda.

Mi chiedo quali sono i simboli che portano adesso i ragazzi italiani. Mi chiedo come mai i ragazzi italiani non aspettano altro che qualcuno con cui parlare inglese (invece di imporre la loro lingua allo straniero). Mi chiedo come mai la festa della repubblica è la prima che deve essere soppressa (sapete che giorno è?). Mi chiedo come mai ogni 25 Aprile ci deve essere la manifestazione ufficiale e quella parallela dell’opposizione. Mi chiedo come mai c’è qualcuno che brucia le bandiere italiane. Mi chiedo come mai qualcuno vuole essere padano e non italiano. E mi chiedo come mai camminando per strada ci sono così poche bandiere verdi-bianco-rosse. E quando mi chiedo tutte queste cose, capisco perché siamo solo lo zerbino del mondo “industrializzato”. E capisco anche perché abbiamo i politici che ci meritiamo.

Ecco come funziona la democrazia

So che molta gente storcerà il naso a leggere questo mio intervento. In fin dei conti non sono mai stato un fan degli Stati Uniti. Ne lo diventerò adesso. Ma vorrei cogliere questa occasione per mostrare le storture del nostro sistema “democratico”. E perché no, giocarci un po’.
La campagna elettorale americana è una campagna molto dura. E lo diventa sempre di più quando la data delle elezioni. I contendenti non si sono risparmiati niente. A farne le spese è stato certamente più McCain, prima con la scelta della Palin – assolutamente inadatta, come chiaramente evidenziato dai molti scandali che le sono nati attorno - e poi con la gaffe di “Joe, l’idraulico” (giusto per fare due esempi). Mentre invece per Obama aver vinto le primarie con un candidato cosi importante come Ilary Clinton già quasi significava andare spedito verso la Casa Bianca.
Ma non è questo che volevo sottilineare. Volevo sottolineare la bellezza della notte del 4 Novembre 2008. Il modo in cui gli USA hanno dato una lezione di democrazia al mondo intero. Lo scrutinio non era ancora stato completato, ma ormai il risultato era delineato piuttosto chiaramente. Ed Obama riceve le telefonate del presidente Bush e del suo contendente (entrambi repubblicani). Sono due telefonate di congratulazioni. Sono entrambe due telefonate di augurio di buon lavoro. Nessuno dei due dice:

tanti brogli: sono fiducioso, il risultato deve cambiare…

Cosi proferiva Berlusoni il 12 Aprile 2006. Ha scassato per due anni fin quando gli italiani non l’hanno mandato a governare, con la speranza che smettesse di dire fregnaccie. Si sbagliavano!
In America le cose non funzionano cosi. Funzionano un po’ diversamente. Funziona che chi perde, rispetta. Funziona che chi vince rispetta anche di più. Perché in fin dei conti, sono le maggioranze che devono rispettare le minoranze. E cosi succede che il presidente eletto attende il discorso dello sfidante perdente. E le parole di McCain sono almeno importanti come quelle di Obama:

Ho avuto l’onore di congratularmi con il senatore Obama, che questa notte è diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti. […] l’uomo che era il mio avversario e che ora sarà il mio presidente […] ha raggiunto un grandioso risultato.

E così, finito il discorso di McCain, inizia quello di Obama. Sono parole importanti, che svegliano l’anima di molti amanti della democrazia:

Se ancora c’è qualcuno che dubita che l’America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava.

Ma. Invece. In Italia le cose funzionano diversamente. In Italia abbiamo il primo ministro più preso per il culo del mondo. L’unico tra i leader europei che non riceve la telefonata di Obama. E mica per caso. Se l’è meritato alla grande, visto che aveva iniziato bene. Offrendogli i suoi consigli:

Potrò dargli dei Consigli, sono più anziano

No, grazie! A lui non interessa la P2. Sa cos’è la democrazia.
Poi è arrivato l’emulo Gasparri. Chissà come mai, riesce sempre a dire una cretinata. Questa volta però ha veramente esagerato (pensavo!):

Al Qaeda ora forse è più contenta

Ma non avevo ancora visto il lato razzista del premier. Non avevo ancora visto il meglio:

giovane, bello e abbronzato

Questa si che è riconoscere la potenza dell’evento. Un becero insulto razzista. Della peggior specie.
Ovviamente abbiamo fatto la figura di merda in tutto il mondo. Giornali e telegiornali di tutto il mondo hanno riportato queste parole e le hanno stigmatizzate. Ed ovviamente, la telefonata di saluto di Obama ai premier europei in Italia non è arrivata. Ma ovviamente, non sono arrivate nemmeno le scuse. Sono arrivati gli insulti ed il “andate a fanculo”.
Vacci te! E portati anche qualcun’altro della tua razza.

Facebook

Mi ha quasi costretto Davide, un mio amico grottagliese che vive a Londra, ingegnere informatico. Così ho conosciuto Facebook. Non è stato amore a prima vista. Dal momento dell’iscrizione sono passati mesi. È intervenuto sempre lui, Davide: “This profile is too empty…”, mi scrisse. “Questo profilo è troppo vuoto”. Riempiamo. Scuola, lavoro, interessi. Qualche foto. È cominciato tutto così, al ritorno dalle vacanze estive 2008, complice un nuovo PC. Con un doppio risultato. Nel passato e oggi. Il più bel regalo che Facebook mi ha fatto è stato ricomporre pezzi della mia adolescenza. Un ponte con gli anni più belli, quelli del Liceo Moscati. Un decennio di silenzio, di notizie sporadiche, che si è assottigliato in un soffio e mi ha riconsegnato i volti e le parole di alcuni degli amici più cari. I miei compagni di liceo: Piergiuseppe è a Singapore, in mare, su una piattaforma; Irene a Milano, due gemelli e vita da prof precaria. Lontani, eppure ogni giorno riesco a sapere qualcosa di loro – e loro di me. Al gruppo si sono uniti poi i colleghi: opinioni in libertà, pagine aperte sull’attualità politica e sociale, riflessioni e proposte sul nostro lavoro. Chi incontri ogni giorno in conferenza stampa e impari a riconoscere in maniera diversa. Chi non hai mai incontrato, come Andrea (Purgatori, quello del caso Ustica) e che con le sue risposte ogni giorno ti dà un motivo in più per continuare a fare il giornalista. Considero infine Facebook come uno spazio di confronto. È interessante discutere di politica (Fabio e Mario – Mario Adinolfi, l’anti-Veltroni! – sono il mio occhio a livello nazionale). Amo commentare i film, muovermi tra vecchia e nuova letteratura (Rossano, scrittore e Cristiano, grafico, con gli incontri culturali di “Citofonare interno 7”, a Roma, sono diventati un caso). Mi piace inserire (come in un blog) poesie, testi, articoli. Comunicare un po’ del mio mondo. Finalmente un luogo – nella Rete – dove comparire con nome e cognome, con la tua storia e i tuoi pensieri. Se usato con criterio e senza morbosità può essere utile e piacevole. In altalena tra nostalgie (ritrovare qualcuno a cui vuoi bene) e momenti quotidiani (organizzare una cena tra colleghe ora è più facile). Il garante ha obiettato: “E la privacy?”. Non un problema per me – che da anni lavoro nella redazione di Studio 100 TV. I commenti e i suggerimenti dei telespettatori sono sempre un momento di confronto. Anche su Facebook.

Raffaella Capriglia

…il Davide dell’articolo sono io! 😛
Prima o poi due considerazioni su Facebook le voglio scrivere anche io. Ma aspetto l’ispirazione. 😉

Alitalia? Ma vaffanculo!

Durante la giornata di ieri leggo La Repubblica su internet e mi salta all’occhio un trafiletto su Alitalia. Di nuovo? Ma cavolo, cosa c’è ancora? Di nuovo firme. Di nuovo sigle sindacali che non firmano. Ma che palle, penso. Ma perché? Beh, la CAI ha richiesto un nuova firma ai sindacati, che si sarebbero rifiutati perché la proposta di CAI è diversa da quella fatta a Settembre (probabilmente peggiore, immagino). La CAI prima ha minacciato di non presentare l’offerta altrimenti (e basta queste minaccie!), poi a fine serata hanno formalizzato una offerta ridicola: prendiamo Alitalia per 4 soldi, ma non accollateci il prestito ponte di 300 milioni di euro.
Purtroppo ieri non ho avuto modo di accendere la TV italiana, ma mi sarei proprio voluto fare due risate su come i telegiornali hanno riportato questa notizia. Sicuramente in modo fazioso e distorto, come al solito!
La mia speranza? Che la comunità europea dica di no. E che Alitalia fallisca. Basta, non se ne può davvero più. Questa gente ci prende per il culo costantemente tutti i giorni e noi poveri idioti possiamo solo stare alla finestra e guardare che loro facciano i loro comodi. Siccome il nostro capo del governo sta sul culo a tutti alla comunità europea (ve la ricordate la figura di merda del Kapo?), spero proprio che questa sia la volta giusta perché riceva un bel calcione, come anche sto aspettando che avvenga per Rete4, la televisione più faziosa ed inutile del pianeta. Roba per mia zia che guarda le telenovella tutto il giorno.

Cambio! E continuo a parlare del capo del governo e del suo passato P2-ista, che proprio in questi giorni è tornato alla ribalta con le interviste di Licio Gelli che riguardano la trasmissione che Odeon TV sta preparando sul 900 in Italia. Vi consiglio di leggerne un paio: Gelli, la P2 e il Piano di rinascita nazionale, Licio Gelli: «Io in tv? C’è di peggio». Io sono alibito. Se gli italiani sapessero, questa gente non potrebbe nemmeno uscire di casa.

P.S. Proprio in questo momento sto guardando le prime pagine online de La Repubblica e Il Corriere della Sera. E penso che questo paese è proprio distorto se La Repubblica pensa di mettere al centro della sua home page un incidente stradale del solito extracomunitario ubriaco e drogato. Invece il Corriere ha ancora in prima pagina il caso Alitalia.

Update. La P2 ogni tanto rispunta a galla…

Perché Licio Gelli ora fa un programma su Odeon TV. E così il Maestro Venerabile della P2 spiegherà a tutti gli italiani qualcosa su una delle pagine più oscure della storia moderna della nostra repubblica. Ma del resto, se ne parla ormai dal 1981 e le persone che sono sulla lista degli iscritti adesso sono in parlamento (o in altri posti di rilievo). Se non sapete cos’è la P2, guardate questi due video:

Vi consiglio di leggere anche il Piano di Rinascita Democratica della P2 su Wikipedia. Roba da mettersi le mani nei capelli.